I
PRINCIPI DEL SISTEMA DIDATTICO DEL CENTRO SUBACQUEO ROMANO
(di
Alberto Salvatori)
Compito
di ogni organismo didattico è quello di organizzare un sistema di relazioni fra
le tre principali componenti del processo didattico:
la
materia che è oggetto di insegnamento, con le sue peculiarità (il
Programma);
le
attitudini, i requisiti e le motivazioni degli allievi;
gli
spazi, i tempi e gli strumenti didattici utilizzabili nell’insegnamento.
Impegno
di ogni educatore dovrebbe essere quello di tenere conto, in modo equilibrato,
di ciascuno di questi tre parametri, mediante uno sforzo di
programmazione flessibile .
Il
sistema didattico del Centro Subacqueo Romano utilizza le tecniche della
cosiddetta programmazione educativa: nella nostra esperienza, grazie a questa
metodologia, i corsi sono in grado di rispondere pienamente alle fondamentali
esigenze di qualità e di flessibilità. In concreto, la programmazione fornisce
un metodo per organizzare tra loro gli istruttori, gli allievi, lo spazio e il
tempo, rispetto alle finalità stabilite dal programma. Il Programma
indica i contenuti fondamentali che dovrebbero essere acquisiti da tutti:
in particolare, e soprattutto, la capacità di affrontare le attività
subacquee in piena sicurezza, insieme alla presa di coscienza, da parte degli
allievi, delle proprie possibilità operative. La programmazione permette di
modellare il Programma su un allievo reale, tenendo conto di diverse variabili:
livelli di partenza, tempi, ritmi e strategie di apprendimento individuali, ecc.
E' importante che tutto questo sia intenzionale, chiaro, manifesto, nonché
condiviso, all'interno del gruppo-squadra, costituito da istruttori e allievi:
è grazie a questa impostazione che un gruppo casuale può
trasformarsi in un vero e proprio gruppo di lavoro .
Metodologia
didattica
La metodologia utilizzata risponde all'esigenza, da un lato, di assicurare preliminarmente a tutti gli allievi una sufficiente padronanza delle tecniche di base, dall'altro, di fare della scuola un laboratorio, non solo per imparare quindi, ma anche per imparare a controllare i meccanismi del proprio apprendimento. Questa duplice strategia comporta che il percorso didattico venga chiaramente esplicitato dall'istruttore e condiviso dal gruppo-classe, mentre è l'intero gruppo che individua, discute e organizza gli obiettivi da perseguire, come all'interno di un vero e proprio progetto. Questa impostazione assegna a istruttori e allievi ruoli completamente differenti da quelli tradizionali. L'allievo è sollecitato ad assumere una posizione attiva, all'interno dello sviluppo didattico. L'istruttore, oltre a padroneggiare i diversi strumenti che la funzione gli assegna (materiali e schede didattiche, schede di programmazione e valutazione, ecc.), deve essere in grado di riprogettare continuamente lo sviluppo didattico ed essere in possesso di sufficienti capacità organizzative.
Il Centro Subacqueo Romano, ha sviluppato la sua didattica basandosi su quattro criteri di carattere generale:
Criterio della sicurezza: un più alto livello di conoscenza e di auto coscienza da parte dei subacquei, costituisce il fondamento di una immersione sicura; è infatti importantissimo che ognuno sia in grado di controllare la spinta delle proprie reazioni istintive, in rapporto alla conoscenza ed all’esperienza che ha acquisito nell’ambiente marino e di se stesso. Al riguardo crediamo che siano da preferire metodi di insegnamento che non si limitano a sviluppare un condizionamento, ma che sono capaci di fornire gli strumenti conoscitivi per il controllo delle proprie reazioni.
Criterio dell’eliminazione della competitività: l’esecuzione degli esercizi deve essere effettivamente un momento di conoscenza delle proprie reazioni e deve quindi escludere ogni ricorso alla prestazione fisica.
Criterio della gradualità: la finalità dell’insegnamento viene conseguita gradualmente, intervenendo sui bisogni particolari, di volta in volta diversi. L’acquisizione dei limiti individuali, da parte dell’allievo, non deve mai essere traumatica, ma deve svilupparsi come una progressiva presa di coscienza fino ad acquisire la capacità di riconoscere preventivamente ciò che è possibile fare in piena sicurezza. L’allievo quindi non deve mai essere spinto a fare cose che non si senta sicuro di poter fare.
Criterio della personalizzazione: definisce un processo che mette in grado gli allievi ed istruttori di decidere un proprio piano di lavoro in base alla conoscenza dei problemi individuali dell’allievo, esaminati in rapporto ai problemi generali dell’immersione.
Gli
strumenti della didattica
La
pianificazione del processo di insegnamento si basa, imprescindibilmente,
sull'individuazione dei problemi concreti ricorrenti, specifici dell'attività
subacquea, con cui ogni singolo allievo deve confrontarsi.
Tradizionalmente, al riguardo, si parla di tecniche e, in rapporto a
queste, di esercizi . Nel nostro metodo didattico, gli esercizi
vengono assorbiti e modificati di significato all'interno del concetto di
situazione , mentre le tecniche concorrono, assommandosi tra loro, a
identificare il concetto di abilità. Va ricordato che, già nell'ambito
dei nostri corsi di base, vengono insegnate tutte le tecniche utilizzabili;
successivamente, ci si limita a proporre situazioni via via più complesse, tali
da rendere necessaria una padronanza progressivamente crescente delle tecniche e
un maggiore approfondimento teorico. E tuttavia gli obiettivi didattici
identificano, al posto delle singole tecniche, un certo numero di abilità, come
risultato del concorso di tecniche spesso eterogenee, del miglioramento
dell'efficienza fisica, della capacità di adattamento ambientale e di controllo
delle proprie reazioni. Anche gli esercizi perdono il loro
tradizionale valore di ostacolo da superare a tutti i costi,
trasformandosi, per gli istruttori, in strumenti didattici, ciascuno con
specifiche funzioni e, per gli allievi, in situazioni, entro cui ciascuno
sviluppa una sua progressiva presa di coscienza, sia rispetto alle difficoltà
oggettive dell'ambiente subacqueo, sia rispetto a quelle soggettive.
Il concepire gli esercizi come ostacoli da superare innesca oltretutto, tra gli
allievi, un meccanismo di competizione e l’abitudine ad effettuare tentativi
anche quando non si è affatto certi di essere in grado di riuscire:
un'abitudine che comporta un alto grado di pericolosità, soprattutto nel
proseguimento dell’attività in mare.
Gradualità
del processo didattico
Si
deve rifiutare la concezione secondo cui la finalità del corso viene
considerata conseguita o meno, a seconda del superamento o meno di determinate
prove. La finalità del corso viene conseguita gradualmente, intervenendo sui
bisogni particolari, di volta in volta diversi, con metodi e tempi di volta in
volta diversi. Questo significa che ogni fase del processo
didattico possiede una sua specifica validità e realizza compiutamente una
parte degli scopi generali, proprio in quanto si applica immediatamente alle
esigenze particolari di ogni allievo. Lo sviluppo didattico risulta dunque
tanto più adeguato alle finalità generali quanto più si mantiene aderente al
dettaglio dei bisogni individuali.
Il
principio della gradualità è uno dei principi centrali del nostro metodo.
L'acquisizione dei limiti individuali non deve mai essere traumatica. AI
contrario deve svilupparsi come una progressiva presa di coscienza, fino a
realizzarsi come lucida capacità di riconoscere preventivamente ciò che è
possibile fare in piena sicurezza. La gradualità, per altro, è in
qualche misura insita nel processo analitico che istruttore e allievi, insieme,
applicano ai problemi dell'immersione, nell'attento confronto tra le abilità da
conseguire e le esigenze particolari di ciascuno. La stesura di piani di lavoro
individuali e di squadra, suscettibili continuamente di modifiche, è lo
strumento principale attraverso cui il principio della
gradualità si
realizza.
Articolazione
tematica
Sulla
base di queste considerazioni, è evidente che è necessario riorganizzare
i contenuti dell'insegnamento, superando l'ordine schematico tradizionale (apnea
a corpo libero, apnea con attrezzature, ARA), o l'astratta classificazione di
merito (esercizi fondamentali, esercizi complementari, esercizi di emergenza).
Perciò abbiamo ritenuto utile stabilire una articolazione per blocchi tematici,
necessaria per garantire una maggiore aderenza ai problemi concreti, sia a
quelli legati in generale all'attività subacquea, sia a quelli, corrispondenti,
particolari di ogni singolo allievo. I criteri fondamentali, sulla cui
base utilizzare i blocchi tematici, si possono riassumere in tre punti:
la
pianificazione dell'insegnamento va fondata sull'individuazione dei problemi
concreti ricorrenti (specifici dell'attività subacquea), con cui ogni
singolo allievo deve confrontarsi;
ogni
singola problematica riguarda l'attività subacquea nel suo complesso: non
ha alcun senso riferirla a categorie relative alle varie attrezzature, né
ha senso, nel suo ambito, stabilire graduatorie di importanza tra le varie
esercitazioni;
ogni
singola articolazione tematica va affrontata in maniera diversa, in rapporto
ai problemi specifici di ogni allievo: non ha alcun senso
standardizzare il processo didattico, fissando un tragitto obbligato
da un esercizio all'altro.
Sulla base di queste considerazioni, risulta assai più facile e immediato creare un nesso tra le varie esercitazioni (in piscina e/o in mare) e la gamma dei problemi connessi con l'attività subacquea vera e propria.
Schemi
didattici
Gli schemi didattici cercano di raccogliere le esperienze che gli istruttori del C. Sub R. hanno accumulato fino ad oggi, applicando un metodo di insegnamento del tutto nuovo, aperto alla sperimentazione e alla ricerca individuale. Il metodo, in realtà, non è altro che una indicazione fondamentale:
Evitare di considerare l’esercizio e la sua più o meno corretta esecuzione come traguardi cui arrivare e considerarlo come fase di una progressiva e graduale acquisizione di coscienza, in senso tecnico e soprattutto psicologico. Questo vuole dire rifiutare i miti del perfezionismo e della super-prestazione ad ogni costo. All’allievo non va proposto un modello di “Rambo subacqueo” con cui confrontarsi ed a cui tendere, indipendentemente dalle proprie inclinazioni. A noi basta che l’allievo avverta senza traumi i propri limiti e si adoperi, per quanto possibile e se necessario, a superarli senza affanni o frustrazioni.
L’obiettivo non è solo l’acquisizione delle tecniche fondamentali per diventare subacquei (nuoto in superficie e in immersione, capovolte, svuotamento maschera e tecniche di respirazione) ma, soprattutto l’acquisizione della tranquillità e della continua presenza a se stessi per cui si è buoni subacquei, a prescindere dalla performance. Non importa quindi completare a tutti i costi un programma preesistente, anzi, si tratta di costruirlo momento per momento, attraverso un insegnamento personalizzato al massimo, che comporta perciò la più ampia a aperta collaborazione tra istruttore e allievo.
L’istruttore non è più una specie di stregone che possiede e magari custodisce gelosamente i segreti delle tecniche di immersione; l’esercizio non è più una pratica incomprensibile ed astratta, rigidamente codificata da ripetere meccanicamente come una formula magica. L’istruttore è un collaboratore e l’esercizio una ricerca comune. Avviene cosi che intorno alle tecniche fondamentali si andrà costituendo un vasto repertorio di esercizi complementari, di volta in volta progettati per semplificare i problemi di apprendimento, graduarne il superamento ed adattarne l’esecuzione alle caratteristiche individuali.
E’ la gradualità del processo e la variabilità dei tempi che ci preme porre in risalto, raccogliendo e ordinando in schemi questi esercizi complementari; più che gli esercizi in sé. Questi potranno (o dovranno) liberamente variare caso per caso servendo tutt’al più come spunto e suggerimento. Anche gli schemi, del resto, come i singoli esercizi, non costituiscono un punto di arrivo: niente di più che un momento di riepilogo che serva da stimolo alla ricerca. Due indicazioni metodologiche sono emerse dalla nostra esperienza:
La situazione viene riesaminata con l’allievo ogni qual volta si riscontri una eccessiva difficoltà di esecuzione: non si tratta di abbandonare l’esercizio ma di concordare un suo adattamento, e comprendere le cause di un eventuale insuccesso.
Un insuccesso, come un successo, nel percorso didattico sono prima dell’istruttore, poi dell’allievo.
In questo modo l’insegnamento delle tecniche fondamentali, anche le più semplici, manifesta infinite fasi intermedie, ciascuna in grado di configurarsi come esercizio autonomo e polivalente. Questa riflessione collettiva, oltre a favorire l’apprendimento da un punto di vista tecnico, evita la caduta motivazionale dell’allievo o tentativi di effettuare sforzi superiori alle possibilità e soprattutto induce ad un atteggiamento di continuo autocontrollo, un abito mentale che promette di persistere anche in assenza di un istruttore.
Si evita di far eseguire esercizi che non siano sicuramente eseguibili dagli allievi. Eventuali insuccessi o spaventi non sono soltanto una battuta di arresto ma, spesso un passo indietro. Al contrario un successo viene positivamente rimarcato e si evita di far ripetere meccanicamente esercizi sicuramente acquisiti, a meno che non vengano inseriti in operazioni più complesse e ad esse finalizzati. Non rientrano in questa regola gli esercizi preliminari di nuoto e di riscaldamento, la cui ripetizione è di utilità indiscussa.
Coscienti della rilevanza che la pratica sportiva assume per la salute, si cerca di suggerire agli allievi accorgimenti e cautele che evitino loro inutili o eccessivi affaticamenti, spesso causati da una malintesa competitività, ma sempre avendo di mira il miglioramento del tono fisico e psicologico della attività in corso.
Come
si utilizzano gli schemi
Gli schemi didattici sono liste di esercizi, di tecniche componenti e di abilità complesse che costituiscono una traccia puramente indicativa per i percorsi didattici, realizzata soprattutto per chiarire a fondo i criteri di gradualità che sono una delle basi fondamentali del nostro metodo. Ciò significa che mentre va rispettato il principio generale esemplificato negli schemi, l’ordine di esecuzione dei vari esercizi può tranquillamente essere variato, naturalmente se tale variazione è stimolata da esigenze connesse ai problemi particolari dell’insegnamento. Nell’esame degli schemi va tenuto presente che occorre personalizzare tutti gli esercizi che vengono proposti. Alcuni di essi, se ritenuti inutili o ripetitivi, possono essere esclusi anche se ciò non significa che questi non debbano all’occorrenza essere eseguiti o ri-eseguiti dagli allievi. La differenza sta nel diverso peso che essi assumono nell’economia dell’insegnamento: in alcuni casi costituiscono un passaggio decisivo nella formazione, mentre in altri concorrono semplicemente a perfezionare un grado di acquaticità e subacquacità già buono, oppure vengono utilizzati come esercizi di riscaldamento e allenamento. Non sono inseriti comunque mai negli schemi gli esercizi di riscaldamento e quelli ripetitivi, come il nuoto, utilizzati solo per migliorare il grado di allenamento.
Gli
esercizi devono servire a favorire la conoscenza delle particolarità fisiche
dell’ambiente acquatico (per esempio: densità, assetto idrostatico etc.) a
stimolare la presa di coscienza delle proprie reazioni e difficoltà rispetto a
quell’ambiente, e infine a identificare e mettere a punto le tecniche più
idonee da utilizzare. Anche la scelta e la successione degli esercizi non
risultano riferite ad un programma rigidamente prestabilito. Scelta e
successione vengono stabilite, entro una gamma ampia di possibilità, in
rapporto ad una presa di coscienza progressiva, che
sia tanto degli allievi che degli istruttori.
Criteri
organizzativi
Ogni
squadra dispone di almeno un istruttore e almeno un aiuto-istruttore. Questo
fatto permette di articolare la lezione in accordo alle più disparate esigenze:
esercizi diversi possono essere eseguiti contemporaneamente da diversi gruppi di
allievi, oppure Io stesso esercizio può essere affrontato, a diversi livelli,
da tutti gli allievi insieme. Tra gli allievi, bisogna cercare di stimolare il
principio della collaborazione, in tutti i momenti del processo didattico. E'
opportuno utilizzare gli allievi, ogni volta che sia possibile, come aiutanti o
controllori, indipendentemente dal loro livello di preparazione, stimolandoli
anche a definire autonomamente tempi e modi per l'esecuzione delle
esercitazioni. La suddivisione della squadra in unità minori è
perfettamente funzionale a questo tipo di lavoro, eliminando, oltre tutto, i
consueti tempi morti cui l'allievo era costretto dalla organizzazione
tradizionale. Alternando fasi di lavoro comuni (riscaldamento,
impostazione di nuove tecniche), a fasi di lavoro in gruppo ristretto
(esercitazioni individuali, operazioni applicative, perfezionamento), da
effettuare a rotazione, è possibile concentrare in ogni singola lezione una
gamma assai vasta di problematiche. Questo tipo di organizzazione, oltre a
favorire Io sviluppo delle capacità di cooperazione, abitua gli allievi a
commisurare le proprie prestazioni alle caratteristiche fisiche e tecniche dei
compagni di immersione; vale a dire, in definitiva, che scopo dell'esercitazione
cessa di essere l'espressione pura e semplice delle massime potenzialità
individuali, ma che queste vengono canalizzate e utilizzate all'interno di una
operazione, da sviluppare insieme ad altri, come sarà nella esperienza reale in
mare. La necessità di coordinare prestazioni, tempi e modalità di esecuzione
tra tutti i componenti del gruppo, sulla base di una conoscenza reciproca
sviluppata progressivamente, non impedisce la massima personalizzazione
dell'insegnamento, come potrebbe sembrare: questa finalità, anzi, viene esalta
al massimo, proprio perché le esigenze didattiche di ciascuno possono essere
meglio evidenziate proiettandole in una situazione di concreta operatività,
piuttosto che confrontandole con astratti criteri di giudizio.
Caratteristiche e organizzazione delle squadre
Per la gestione di gruppi numerosi si può adottare il principio di suddividere gli allievi in funzione di una prova preliminare che tende ad accertare il grado iniziale di acquaticità. Tale selezione non cancella mai la dovuta acquisizione dei fondamentali elementi di subacquaticità. Anzi vengono proposti (ovviamente con le dovute cautele) come necessario supporto per il miglioramento delle doti acquatiche e per l’acquisizione di una cosciente tranquillità.
Per gli allievi che dimostrino una buona consuetudine con gli stili del nuoto in superficie e soprattutto appaiono tranquilli e a loro agio in acqua non è da ricercare un vano perfezionamento stilistico nelle tecniche di nuoto: generalmente queste già raggiungono il massimo dell’efficacia anche se suscettibili di ulteriore perfezionamento. Su questa base di buona acquaticità si tenderà a sviluppare la subacquaticità.
Se gli allievi che presentano notevoli difficoltà nel nuoto di superficie, di cui a volte possono ignorare le tecniche fondamentali conviene insistere a fondo nell’insegnamento, non temendo di annoiare. Se questi allievi sono in possesso di una buona confidenza con l’acqua è possibile introdurre nell’insegnamento elementi di subacquaticità opportunamente graduati. Questi, oltre a variare le lezioni, potranno essere un valido supporto per lo sviluppo ulteriore dell’acquaticità.
Mancando nuoto ed acquaticità le difficoltà di affrontare sono quasi sempre di due ordini: uno tecnico ed uno psicologico, è necessario risolvere contemporaneamente e gradualmente i due problemi. Le esercitazioni tecniche saranno graduate in modo estremamente accurato, identificando il blocco psicologico da superare e smantellandolo poco a poco. I primi approcci all’acquaticità si potranno già impiegare ma con estrema prudenza. Una sconsiderata sopravvalutazione rischia di pregiudicare il lavoro svolto e la possibilità di miglioramenti.
Ogni gruppo di allievi dispone di un istruttore e di più aiuto-istruttori. Questo fatto permette di articolare la lezione in accordo alle esigenze; esercizi diversi possono essere eseguiti contemporaneamente da diversi gruppi di allievi, oppure, lo stesso esercizio può essere affrontato a diversi livelli da tutti gli stessi allievi insieme. Gli eventuali frazionamenti della squadra debbono in ogni caso essere momentanei e comunque non devono occupare l’intera lezione.
Tra gli allievi si deve cercare di stimolare il principio della collaborazione, in tutti i momenti del processo didattico. E’ opportuno utilizzare gli allievi, ogni volta che sia possibile, come aiutanti o controllori indipendentemente dal loro livello di preparazione. Con ciò essi tendono a sviluppare attitudini e mentalità che sappiamo essere molto importanti nella formazione di un subacqueo. Ogni traccia di spirito competitivo deve essere combattuta e sostituita con il criterio del controllo reciproco ai fini della sicurezza.