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La
mappa del promontorio dell'Argentario
Rilievo
del fondale eseguito dai volontari del Centro Subacqueo Romano
Disposizione
della rete a NW 


Disposizione
generale della rete 




Schema
di principio dell'uso dei palloni da sollevamento per portare a termine la
bonifica. |
La secca "Di Mezzo
Canale" si solleva dal fondo fangoso nel canale tra l’Argentario e
le isole del Giglio e Giannutri a tre miglia circa al largo dell'Isola Rossa. Il
fondo del canale e' straordinariamente uniforme
e si sviluppa alla profondità prevalente di 90-100 metri costituendo un
terreno
di elezione per le attività delle strascicanti, anche oltre le recenti
restrizioni che impongono una distanza minima dalla costa, facilmente violabile
in un ambiente così ristretto.
La secca di Mezzo Canale risale con
una impressionante cordigliera di guglie e pinnacoli fino alla profondità
minima di -24 metri. La estensione complessiva, non del tutto conosciuta, non
supera qualche migliaio di metri
quadri. La secca, per la sua disposizione, è esposta al movimento ondoso e ai
venti ed è origine di correnti
spesso impetuose che la rendono
inavvicinabile per la maggio parte dell'anno anche perché il mare vi è spesso
agitato, anche in assenza di venti sinottici, dalle correnti aeree sempre attive nel
canale tra le isole e l'Argentario.
Queste caratteristiche hanno fatto della secca un ecosistema quasi
isolato ed unico. La caratteristica biocenosi dell'Arcipelago Toscano
meridionale vi si trova riprodotta con uno stato di degrado inferiore a quello
del reef costiero.
L'inquinamento
chimico e fisico è quella comune a tutto il Tirreno, ma gli effetti diretti
della antropizzazione sono limitati. La sua estensione contenuta non la rende
meno interessante per la pesca professionale, i
pescatori di canna, lenza, traine e tramagli la torturano senza posa, i
subacquei la frequentano poco per il pericolo dell'immersione profonda ed il mistero che essa rappresenta e
per le difficoltà tecniche dell'immersione. La secca non può infatti essere inserita negli itinerari turistico sportivi
commerciali dei diving. Tutto ciò ha preservato un ambiente di grande fascino dove specie altrove in pericolo,
come le cernie, le aragoste, i
saraghi e i dentici, possono ancora vivere numerose e dove il passo del pesce
pelagico è ancora un avvenimento atteso. Gorgonie e paramuricee e, qua e là, il
corallo sono ancora vitali nonostante le mucillagini. La
grande profondità e le impressionanti pareti verticali si sono guadagnate il
rispetto dei rari visitatori.
Se
non si tratta di un giardino dell' eden sommerso, la secca di Mezzo Canale è
certamente un ambiente meritevole di protezione in ragione delle sue capacità di concentrare
in un piccolo spazio tutta la
biodiversità e le valenze ecologiche di un'area mediterranea altrove gravemente
compromessa. Va detto che la secca non è inserita nella perimetrazione
dell'Area Marina protetta dell'Arcipelago Toscano meridionale.
Nella
primavera del
1994 il Centro Subacqueo Romano scopre e documenta la
esistenza di una grande rete da pesca abbandonata sull'apice della
secca in condizioni tali da recare grave danno all’ambiente. Risulta che della
presenza dell'ingombrante e pericolosa rete siano al corrente i pescatori ed i
subacquei della zona che attribuiscono l'incidente a una barca napoletana in
pesca a circuizione, probabilmente incorsa in errori di valutazione per poca
conoscenza del luogo e non più capace di recuperare il sacco mediante il cavo
d'acciaio a serraggio. Al di là delle responsabilità,
si pone concretamente il problema del ripristino ambientale che non è
possibile con iniziative dilettantistiche ed improvvisate, peraltro già tentate
senza successo da ignoti con rischio di ulteriori danni all'ambiente.
Riteniamo che gli apporti tecnici ed operativi debbano essere messi a
disposizione da associazioni di volontariato come la nostra con il supporto
indispensabile delle associazioni ambientaliste e della stampa specializzata. Il
reperimento delle risorse finanziarie non può tardare se si vuole che sia
impedita la conclusione negativa del processo di degrado innescato dalla grande
rete a danno delle forme di vita esistenti.
IL PROGETTO DI
RILIEVO SUBACQUEO, DOCUMENTAZIONE E RECUPERO
Il progetto si
è articolato essenzialmente in quattro fasi, preparate in modo da poter essere condotte eventualmente in modo autonomo da
gruppi diversi sotto il controllo di un coordinamento unitario.
Il progetto verrà svolto con la collaborazione della Capitaneria di
Porto di Monte Argentario. La durata
prevista fu di dodici mesi con l'impiego di una risorsa operativa equivalente di
250 giorni-uomo.
Prima fase :
DOCUMENTAZIONE. Obiettivo : Eseguire riprese fotografiche e
videografiche della secca e della rete mediante l'impiego di attrezzatura
fotografica professionale e di telecamere scafandrate. Produrre un reportage
completo in diapositiva sia della secca e della rete che dell'ecosistema e delle
condizioni di sofferenza delle specie mediante ripresa differenziale a lungo
termine di ambienti coperti e di ambienti liberi. Monitoraggio biologico delle
specie osservate.
Realizzazione di un videofilmato documentario "La rete
abbandonata" di 60 minuti con tecnologia Betacam con commento
sonoro destinato alla diffusione su reti televisive, alle proiezioni
promozionali e alla informazione degli organi interessati e della stampa. Il
Centro Subacqueo Romano può disporre tra i suoi volontari di Claudio Valerio,
bravo subacqueo e grande operatore alla videocamera. Sarà prodotto un idoneo numero di articoli, pubblicazioni e commenti atti a dare la
informazione necessaria e a promuovere la campagna di recupero ambientale.
Seconda fase : RILIEVO E
PROGETTAZIONE. Obiettivo
: Produrre un rilievo completo della secca e della rete e la restituzione
computerizzata in ambiente CAD tridimensionale. Richiede l'uso di strumentazione
che comprende, oltre ai mezzi nautici e logistici, un GPS, due ecoscandagli di
cui uno computerizzato e dotato di plotter, contamiglia di precisione,
misuratori di velocità, bussole da rilevamento ed altra strumentazione
ordinaria. La restituzione potrà essere realizzata su workstation CAD alla
quale dovrà essere provveduto un adeguato dataentry su dati sperimentali di
qualità e precisione controllate. Parallelamente,
con le informazioni visive e quantitative ricavate da questo
lavoro, si procederà alla progettazione operativa della rimozione della
rete ed alla selezione della metodica e dei supporti operativi e logistici
necessari. Verrà prodotto un piano di lavoro dettagliato con la specificazione
dei ruoli e delle responsabilità operative in fase di estrazione. Il piano
provvederà le procedure di sicurezza e di recovery indispensabili per
l'operazione in ambiente a rischio.
Terza fase :
INFORMAZIONE E DIFFUSIONE. Obiettivo :
Svolgere tutte le attività necessarie per la promozione del progetto, per la
informazione al pubblico alla stampa alla
televisione e nei settori specialistici e per il reperimento delle risorse.
Quarta fase : RECUPERO
AMBIENTALE. Obiettivo : Ripristino
dell'ecosistema mediante rimozione, sollevamento o affondamento della rete. La
rete verrà progressivamente staccata dal fondo e dalla parete dove vi abbia
aderito, procedendo con la cautela necessaria per evitare di aggravare il danno.
Si procederà con tagli mirati successivi e la rete verrà legata a galleggianti
che, mossi dalla corrente, produrranno un distacco progressivo tra rete e fondo
ed un primo provvisorio innalzamento. l'aggiunta di palloni da sollevamento di
maggiore capacità provvederà al sollevamento mentre il recupero
richiederà l'impiego di un pontone e di un verricello.
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